Un’idea di facilitazione e di come può essere utile

Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla (Lao Tse)

La vita di tutti (quasi tutti dai!) è piena di cose che non funzionano e di progetti che vorremmo realizzare.
Cerchiamo continuamente soluzioni.
Lo facciamo nel tempo che ci rimane… tra compiti imprescindibili, urgenze, stanchezza, bisogni che sentiamo salire all’improvviso e meritano risposte.
Lo facciamo con gli strumenti che conosciamo meglio, con le nostre risorse più disponibili, con l’aiuto di chi abbiamo vicino.

…. è che se vogliamo creare nuove possibilità, c’è bisogno di fare cose nuove. La prima è costruire un contesto in cui si possano fare davvero.
… uno spazio franco, da urgenze e abitudini, in cui sia possibile esplorare e cambiare punto di vista.

A volte non osiamo intraprendere percorsi ambiziosi per paura di fallire, di non fare davvero la differenza. E diventiamo un po’ indifferenti, anche verso noi stessi.

O magari cominciamo alla grande … e velocemente ci fermiamo, torniamo indietro, lasciamo perdere.

Altre volte capita di sentirci soli, anche con molte persone intorno. Capita di produrre, tutti insieme, risultati che non desideriamo.

Capita di non avere chiara la direzione e procedere per tentativi, senza una prospettiva. E se manca il perché, diventa difficile anche agire nel quotidiano.

… spesso, non ci proviamo nemmeno a cambiare le cose …
C’è troppo da fare, è troppo difficile, non funzionerà, non dipende da me ….

Non ci sono bacchette magiche e nemmeno rivoluzioni che avvengono in un solo giorno. Ci sono alcune chiavi che possono aprire porte importanti.

Lavorare sulla dimensione umana, insieme a quella strategica e organizzativa, connetterle, è la chiave che ho trovato, è la chiave per dare senso e qualità ai risultati.

Nel mio percorso professionale ho avuto la fortuna di vivere situazioni e ambienti diversi, collaborando alla costruzione di progetti importanti, accompagnando processi di innovazione, coordinando gruppi di lavoro … sui territori, nelle imprese, nel sociale.

Oggi sono una facilitatrice, che non è per tutti un termine facile. E’ il migliore che ho trovato 😊 per raccontare come metto insieme competenze e sensibilità di consulenza e di coaching, per dire che lavoro con le persone, sulla dimensione umana e su quella progettuale, insieme.

Lavoro con le persone sulla leadership, sull’innovazione collaborativa, sulla costruzione di progetti generativi. Ovvero… credo nelle persone e nelle idee, mi metto a disposizione con obiettivi precisi, accompagno …
– a essere più consapevoli delle sfide e del valore, sul piano personale e progettuale
– a creare relazioni costruttive, nel team, nell’organizzazione, nella comunità
– a prendere decisioni che permettano di esprimere il potenziale che c’è (sempre!)

Per sostenere un cambiamento, fare progetto, favorire innovazione … servono cose semplici, non sempre facili.

… serve partire dalle persone, dal loro modo di guardare le cose e di stare insieme. Sono le persone a fare i progetti e i risultati. Semplice.

… serve uno spazio dedicato a “fare” il nuovo, creare, favorire evoluzioni (comportamenti, progetti, prodotti …) Dirselo, renderlo chiaro, ne aumenta l’efficacia.

Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla, ha detto Lao Tse.
Quando penso al mio lavoro, alla facilitazione, lo penso così, come una crisalide, uno spazio che esiste per favorire le trasformazioni.

La farfalla (che si vesta da cambiamento, progetto, innovazione …) ha bisogno di un posto dove nascere e più ancora di un posto dove far morire il bruco:
– la paura di perdere tempo a pensare invece che a fare
– l’incertezza di sperimentare cose nuove
– la fatica di mettersi in gioco in prima persona

Dall’interno non è per niente scontato comprendere la situazione in cui siamo immersi: fare chiarezza su limiti e valore, avere una visione d’insieme e scegliere la direzione … accorgersi di come un piccolo cambio di posizione possa aprire orizzonti completamente nuovi … e a volte, anche un piccolo spostamento sembra “la fine del mondo”.

E come funziona questo spazio di facilitazione?
– scegliere di entrare in questo spazio è la metà del lavoro: è scegliere di far diventare il nostro bruco una farfalla.
L’altra metà è costruire lo spazio.
Poi il nuovo si fa da sè. O meglio, emerge.
Lo so, sembra impossibile, eppure il bruco diventa farfalla.

si fa attenzione al dialogo, perchè il confronto sia autentico. Nel “non detto” e nel “detto male” c’è uno spreco incredibile: opportunità che si perdono, tempo investito a supporre e rimuginare.
A volte basta la sola presenza di una persona esterna, allenata a costruire questo tipo di spazio, per riconoscere e cambiare le dinamiche di relazione e di pensiero.

– si rallenta, perché sia possibile esplorare criticità e possibilità vere, oltre le cose che sappiamo a memoria e gli automatismi … colpa mia, colpa sua, del mercato, della pandemia…

– si utilizzano strumenti e pratiche che aiutano ad uscire dagli schemi, per allenare creatività e collaborazione: ascolto e rispetto di tutte le voci permettono di raccogliere e combinare informazioni e competenze, quindi di fare scelte efficaci e magari … evolutive

– … per poi fare sintesi, costruire una chiara visione d’insieme e realizzarla. Il mio lavoro non è proporre soluzioni preconfezionate, è far emergere le soluzioni dall’interno, da parte di chi ha la responsabilità di metterle in pratica.

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Perché dovresti scegliere di entrarci in questa crisalide?
– Perché è uno spazio protetto, che tutela quello che sta nascendo: dai dubbi, dal giudizio, dalla rinuncia.
– Perché è uno spazio che sostiene la fiducia: aiuta a guardarsi meglio, a riconoscere i limiti, per andare oltre, e il valore, per renderlo disponibile.

La facilitatrice (cioè io 😊) fa la parte del “resto del mondo” prima degli altri.
Ha fiducia nel processo e sa che ne uscirà una farfalla.

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