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Con Rukeli, Farmacia Zoo:È vince il Roma Fringe Festival
Consegnato il 27 settembre 2016 alla compagnia veneziana il primo premio del più importante festival italiano dedicato al Teatro Off. Vincono la verità del racconto teatrale e la dignità di un uomo che sfidò il regime nazista. Un uomo che sapeva danzare, sul ring e nella vita.



La vicenda tragica ed eroica del pugile sinti che sfidò la propaganda nazista ha conquistato la giuria del Roma Fringe Festival: 9481/Rukeli, prodotto da Farmacia Zoo:È, è risultato vincitore della rassegna, evento di riferimento nazionale per il teatro Off. Al Teatro Quirinetta, lo spettacolo è arrivato in finale dopo una selezione partita a fine agosto, in cui si sono confrontate una quarantina di produzioni italiane.
Grazie a questa vittoria, Farmacia Zoo:È rappresenterà l’Italia ad uno dei Fringe Festival della rete internazionale nella prossima stagione e parteciperà a Civita Festival 2017, su invito del direttore artistico Fabio Galadini.

Un traguardo importante, per uno spettacolo nato nel 2013 come progetto drammaturgico e prodotto appena un anno fa dalla compagnia di ricerca veneziana, avviata a Marghera nel 2006 da Carola Minincleri e Gianmarco Busetto, dalla scommessa di valorizzare l'arte come strumento di indagine e di cambiamento personale e sociale.  
L’incontro con la vicenda intensa e poetica di Rukeli da parte di Busetto, che firma il testo dello spettacolo, interpreta in scena il pugile-zingaro ed è anche regista assieme a Enrico Tavella, è stato folgorante: nel 2011 l’ascolto di un passaggio della sua storia alla radio e subito il desiderio di andare a fondo, per conoscere più da vicino questa storia potente di dignità che lo aveva immediatamente conquistato. Un anno di ricerche difficili, a caccia di materiali in lingua tedesca perché in Italia poco o nulla si era scritto e si era detto su quest’uomo che pagò a prezzo carissimo l’aver scelto di non rinunciare ai suoi ideali. Un dramma individuale e al contempo collettivo, una storia capace di ispirare e parlare al nostro tempo. 
Una storia che ha destato molta attenzione, su cui quest’anno sono usciti ben due libri, il primo di Mauro Garofalo, Alla fine di ogni cosa, edito da Frassinelli, ha vinto a settembre il premio Segafredo Zanetti – Un libro per il Cinema. L’altro è firmato da Dario Fo’, edito da Chiarelettere, intitolato Razza di Zingaro.

Quando Johann Wilhelm Trollmann - vero nome di questo fuoriclasse - si presentò di fronte al suo avversario con la faccia cosparsa di farina e i capelli tinti di biondo, per canzonare la retorica ariana e i gerarchi che lo avevano costretto a combattere senza muoversi dal centro del ring, sapeva di andare incontro alla morte. 9481 sarà il suo numero in codice nel campo di concentramento di Neungamme. In quanto zingaro avrebbe dovuto perdere: il regime non ammetteva un copione diverso per quel match già scritto. Avrebbe potuto piegarsi a quella farsa, accettare il compromesso e tornare alla sua vita di atleta amatissimo dagli appassionati di boxe e altrettanto amato dalle donne. E invece no: credeva così tanto nella libertà da sfidare il partito nazionalsocialista sul suo campo, quello della propaganda, a mani nude, con l’arma del coraggio e un’unica, straordinaria, azione.
«Proprio in questo - racconta Busetto - sta la contemporaneità del suo messaggio: quante volte smettiamo di lottare per pigrizia, rinunciamo ai nostri ideali se ci chiedono di affrontare sfide che ci sembrano difficili e rinunciamo anche a noi stessi, alla nostra dignità. Anche oggi dobbiamo fare i conti con tanti tipi di dittature, certo meno esplicite di quella contro cui si è battuto Rukeli: dalla sua forza, ma più ancora dalla sua consapevolezza, abbiamo molto da imparare…»

Per questo, nel suo monologo Busetto sceglie il codice e il linguaggio del tu, per suggerire al pubblico - chiamato in causa direttamente - una mimesi ora con il protagonista, ora con altri personaggi. Non c’è un giudizio definitivo, non c’è bene e male. C’è una riflessione, una storia offerta, fatta riemergere, da non dimenticare: la storia di un uomo che ha saputo combattere per la propria dignità, la propria famiglia, per non chiudere gli occhi, senza mai dimenticare perché combatteva. La ricerca sul corpo come strumento di verità, manifestazione di generosità, che non mente - cifra di tutta la produzione di Farmacia Zoo:È - giunge in questo spettacolo a nuovi approdi. Il pugile che sul ring sapeva danzare è raccontato attraverso una ricerca vocale attenta, un gioco complice con le installazioni e i video, mentre la figura sul palcoscenico ha un ruolo medianico, evoca la storia di Rukeli, seduto fra il pubblico. 


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