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IL NUOVO ORTO BOTANICO DI PADOVA
Dal XVI secolo alla coltivazione delle piante nello spazio



Sarà ultimato nel 2012 il progetto di ampliamento del complesso firmato da VS associati 

L’ampliamento del complesso botanico più antico del mondo è al giro di boa. Partito nel 2010, anno internazionale della biodiversità, il cantiere del progetto elaborato dall’Architetto Giorgio Strappazzon dello studio VS associati, ha oltrepassato la metà del suo percorso.

Ultimati gli elementi strutturali, il piano dei lavori prevede ora la posa in opera della “pelle” dell’edificio, composta da materiali e sistemi innovativi. I progettisti hanno interpretato con grande coerenza il tema della relazione tra natura e architettura, orientando le scelte con decisione verso la sostenibilità.

Impianti di climatizzazione, areazione, ventilazione, condizionamento e irrigazione, utilizzano materiali e soluzioni innovative, che permettono di abbassare i costi di gestione e di tutelare l’ambiente. Sono già state realizzate le vasche di accumulo e di trattamento dell’acqua piovana, che consentiranno un riciclo delle fonti idriche, con una riduzione dell’impatto ambientale e un notevole risparmio energetico. Mentre è prossima l’installazione di pannelli fotovoltaici posti su “sandwich” vetrati: come grandi foglie capteranno l’energia solare per attivare gli impianti che gestiscono il microclima delle serre.

 

Vincitore nel 2005 del concorso internazionale bandito dall’Università di Padova, il progetto si inserisce nel contesto dell’antico orto e ne rappresenta una naturale estensione, attraverso un ampliamento dei suoi confini storici, per dotarsi di un’avveniristica struttura dove saranno ricreati gli ambienti naturali della superficie terrestre.

Innovazione nella continuità: è questo il filo conduttore delle scelte progettuali, pensate per integrare l’aspetto storico-culturale dell’antica istituzione a quello sperimentale-espositivo del nuovo edificio. Tre i temi centrali: partendo dalla relazione tra pianta e ambiente il progetto attraversa il rapporto tra pianta e uomo per arrivare al futuro della botanica, ovvero la pianta nello spazio.

Fondato nel 1545 dalla Repubblica di Venezia per la coltivazione e lo studio delle piante medicinali, l’istituzione patavina è “all’origine di tutti gli altri orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura”, motivazione che nel 1997 lo ha reso Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

 

Il nuovo orto si presenta come una visione sezionata del globo. Per arrivare nello spazio.

Da questo patrimonio parte il progetto del nuovo orto per realizzare cinque serre in una galleria di vetro e acciaio – 100 metri di lunghezza per 18 di altezza e 30 di profondità – che riproducono le cinque zone climatiche (biomi) del globo. Seguendo un tracciato ideale lungo un meridiano terrestre, il visitatore attraversa gli ecosistemi del pianeta che si susseguono dalle regioni tropicali a quelle subartiche. L’estensione di ogni zona climatica, e quindi di ogni serra corrispondente, racconta come cambiano i livelli di temperatura, luce e acqua attraverso le zone bioclimatiche, fino alla piccola superficie dedicata al clima sub-artico, in cui la biodiversità raggiunge livelli minimi. Ma il percorso si conclude con le nuove frontiere della scienza botanica e illustra come sia possibile esportare la vita oltre la superficie terrestre, ricreando le diverse situazioni che gli enti aerospaziali internazionali stanno studiando: una navicella, una colonia lunare e una marziana.

 

L’intervento propone una fusione armonica tra natura e spazio architettonico.

Il percorso attraverso la biodiversità terrestre si snoda senza soluzione di continuità tra spazi aperti e chiusi, sempre filtrati da elementi trasparenti come il vetro e l’acqua, garantendo una totale immersione nella flora del pianeta attraverso gli spazi espositivi e i percorsi didattici collegati.

Il tetto è ricoperto in Etfe, un materiale plastico leggero e trasparente che lascia penetrare i raggi solari, inoltre è composto da cuscinetti pieni d'aria, che fungono da isolante termico. Infine è stato progettato un sistema che attraverso un pozzo estrae acqua calda di origine termale a 300 metri di profondità. I lavori di costruzione, aggiudicati alla trevigiana Carron srl, saranno consegnati alla città a metà del prossimo anno.

Questo “giardino delle zone climatiche” si integra pienamente anche con le traiettorie che uniscono alcuni punti di riferimento della città, valorizzando la posizione strategica dell’Orto, situato a pochi passi da Prato della Valle e dalla Basilica del Santo. Nel passaggio tra l’area storica e la nuova ala i visitatori sono coinvolti da un forte impatto scenografico proposto dall’accostamento tra nuove e antiche serre, dalla capacità della realizzazione architettonica di integrarsi pienamente con il luogo, offrendo anche una visione inedita sulle cupole della Basilica benedettina di Santa Giustina.


Informazioni

VS.associati

Marostica (Vicenza)

Tel. 0424 780992 - info@vsassociati.it

 

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